venerdì, febbraio 16, 2007
Stanza 217.

La sveglia trilla sul comodino alle 7:30 di mattina, e al quarto assordante trillo Carl prende l'amara quanto sensata iniziativa di aprire gli occhi.
"Yawn" sono le sue prime parole... nonostante le 10 ore di sonno appena trascorse.
Nel sonno succedono cose strane, strani sogni, sogni di cose e persone ripescate dai ricordi e i ricordi che si intersecano con la fantasia della coscienza in un turbine di immagini e di sensazioni. Una specie di Hollywood mentale dove mille storie vengono rapprensentate da mille volti in situazioni verosimili o, per dirla in breve, vera, con la supervisione del regista REM.

Carl ricorda benissimo il sogno più lungo della notte appena trascorsa: in un posto che ricorda vagamente la stanza di albergo, la stanza 217, della recente settimana bianca passata a sciare. C'è Veronica, nel sogno, la sua ex ragazza che balla in bagno mentre in stanza Carl, in compagnia di amici di tanti anni fa e colleghi d'ufficio recenti parlano di neve, mentre nella stanza accanto c'è una porta che da direttamente alla pista da sci e c'è l'istruttore che fa scendere le persone con gli sci, ma col costume, come quella volta in estate al parco acquatico il bagnino faceva scendere sugli scivoli una persona per volta... e poi il suono della sveglia.

Ciondolante e stordito dagli infiniti decibel del mostro orologiato, Carl si stropiccia gli occhi uno per volta e entra in bagno prendendo le giuste distanze per non sbattere con pareti, mobili e scaffali, ripensando ad alcuni dettagli del sogno.
Sono ancora vivide le immagine nella sua mente, e mentre perde lo sguardo nel vuoto, centra la tazza con un getto regolare di urina accompagnato da quel piccolo sollievo che solo un momento come questo sa dare.

Subito dopo aver tirato lo sciacquone, ecco che arriva la lucidità tanto agognata, il momento giusto per poter cominciare ad organizzare mentalmente il resto della giornata per poi ritornare a letto la sera stessa. Ma quel bagnino si agitava ancora nella sua mente esattamente come un fantasma, e adesso si era spostato nel bagno dove la ex ragazza di Carl ballava. E dopo essersi voltato, automaticamente cerca il rubinetto del lavandino per lavarsi le mani e gettarsi un po' di acqua fredda sul volto. E i colleghi adesso erano diventati degli sconosciuti e le chiacchiere erano alternate da canzoni sguaiate come quella volta che Carl partecipò all'occupazione scolastica al liceo. Qualcuno suonava la chitarra: era il professore di matematica, morto di tumore ormai da quasi 5 anni.
Nel grande specchio illuminato dalle lampadine a basso consumo energetico, Carl nota sulla sua fronte tre bubboni simili a dei brufoli, sparsi disordinatamente sulla fronte in come piccole escrescenze di mefistofelica memoria.

Si avvicina allo specchio e affina lo sguardo per meglio prendere la mira e per calibrare la giusta pressione dei due indici e creare la giusta pressione per estirpare i bubboni senza procurare dolori.
Mentre ne sta per spremere uno, si accorge che è molto morbido ed evita quindi di utilizzare anche le unghie.
Spremuto il primo, sparisce definitivamente il ricordo della sua ex ragazza che balla in bagno: passa le mani sotto l'acqua per gettare il cumulo di grasso sfrattato dal suo corpo.
E attacca il secondo bubbone: più difficile del primo da spremere, ma dopo avere eseguito con successo la seconda manovra, sparisce dalla sua mente il ricordo dei colleghi e amici che cantano, compreso il professore che suona la chitarra.
Pulisce le mani per la quarta volta da quando è sveglio e si appresta a spremere l'ultimo bubbone, e svanisce anche il ricordo del bagnino, della stanza d'albergo, la pista da sci, e tutto il resto del film onirico.

Carl si asciuga definitivamente la faccia, si scruta ancora allo specchio alla ricerca di qualche altro male da estirpare per poter affrontare senza repulsioni la vita sociale che la sua vita lavorativa gli impone.
Spegne la luce, esce dal bagno e va verso la cucina per preparare il caffè, ripensando con un po' di rammarico ai tanti sogni che è sicuro di fare ogni notte e che, dopo poco sveglio, non riesce mai a ricordare.
Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 17:53 - commenti (2)