venerdì, ottobre 21, 2005
Ufficio accettazioni.

(C'è una lunga fila di persone in attesa con un numerino in mano. Ad un tratto su un display appare il numero 63 e si sente un bip.
Un uomo fa un passo avanti e si incammina verso lo sportello.)

- Sono il 63.
- Prego.
- Oh, grazie... Salve.
- Salve, mi dica.
- Niente, sono venuto a presentare la domanda di morte.
- Ha compilato il modulo?
- Sì. Eccolo.
- Mi faccia vedere.

(Ingrid sfoglia il modulo. Mentra il cliente si mordicchia le unghie rigido com'è in piedi allo sportello.)

- Ha fatto una fotocopia del documento?
- Eccola.
- E il certificato medico?
- E' subito dopo il documento. Poi ho messo anche il codice fiscale e l'attestato di nascita e di residenza.
- Il codice fiscale non serviva...

(Ingrid fa per restituire il foglio in eccesso.)

- ...ecco, vedo dalla documentazione che tutto dovrebbe essere a posto.
- Meno male.
- Inserisco i suoi dati nel programma, un attimo.
- Sì sì... Senta, ho parlato con il direttore la settimana scorsa, quanto tempo passa prima che la mia domanda di morte sia accettata?
- Bah, questo non glielo sò dire.
- Una settimana?
- Bah...
- Due?
- Forse anche un mese. Quando verrà accettata la sua domanda se ne accorgerà.
- E' possibile avvertire i mie parenti quando morirò?
- Dipende, lei ha esplicitamente dichiarato nel modulo che questo avvenga?
- Ho segnato la crocetta al punto 18, mi pare.

(Ingrid controlla, e alla voce 18 - quella relativa al consenso di uso dei propri dati per scopi anagrafici - c'è una crocetta. Poi depone un timbro sui fogli e una firma in basso a sinistra.)

- Allora sì. Di solito mandiamo un telegramma. Poi dipende, dove ha deciso di morire?
- In casa nel mio letto.
- Allora non c'è problema, al massimo arriverà una telefonata per fare prima. Vedo che ha anche segnato il numero di telefono... Direi che è tutto a posto.
- Meno male, è già la seconda volta che presento la domanda.
- La seconda volta? Ma come...
- Sì, ho presentato la domanda l'anno scorso, ma poi ho avuto un contrattempo e quando sono venuti a fare i controlli non mi hanno trovato.
- Stavolta si faccia trovare però.
- Sarebbe meglio saperlo prima, io non so che cosa farò tra un mese.
- E lo sò, lei ha ragione, ma la prassi è questa. Non possiamo avvertire prima, lei si faccia trovare, ecco.
- Va bene, la ringrazio. A posto così?.
- Sì a posto così, arrivederci.
- Arrivederci.

(L'uomo va via, Ingrid fa scattare il tasto per l'avanzamento dei numeri. Scatta il 64. Si sente un bip.)

- Sessanta quattro? Chi è il sessantaquattro?
Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 17:25 - commenti (9)
martedì, ottobre 11, 2005
Aldilà del tempo.

Quando i pensieri si fermavano da soli, Claudio sbatteva le palpebre per un attimo e poi ricominciava a pensare.
Per lui pensare significa solo una cosa ormai: disperarsi.
Erano passati tre anni e mezzo circa da quando era successo: un suo vecchio zio, in punto di morte gli rivelò di essere l'ultimo degli alchimisti e di aver inventato un sistema in grado di bloccare lo scorrere del tempo incastonato in un semplice cipollotto e glielo donò pregandolo di non usarlo. Ma Claudio, curioso come una scimmia e disobbediente come un moderno cappuccetto-rosso, dopo la fine dell'agonia dello zio moribondo, in un caldo pomeriggio autunnale, decise di sperimentare il magico regalo.
E spinse un tasto che gli sembrasse poco familiare, vista la sua abitudine a trattare con i normali orologi. Apparentemente non era cambiato nulla. Ma solo dopo un paio di ore che era in giro per la città Claudio si accorse della realtà: tutto era immobile ed era solo lui a muoversi.
Tutto era come congelato in un'immensa polaroid tridimensionale: le macchine per strada erano immobili anche se Claudio, sporgendosi all'interno dell'abitacolo leggeva chiaramente dal cruscotto che la velocità era di circa 60 chilometri all'ora, in pieno giorno e in pieno centro abitato.
- Qualcuno dovrebbe fargli una multa... - pensò - ...carina la passeggera!
E passò la mano veloce di fronte alla faccia delle due persone nella macchina come per testare la cecità di una persona, ma queste erano ferme, immobili, eterne. E Claudio ne approfittò e strinse un seno alla ragazza.
Ben presto si accorse che poteva fare quello che voleva senza che nessuno se ne accorgesse. Andò a mangiare un gelato, andò da una parte all'altra della città (a piedi, visto che non poteva prendere nemmeno una bicicletta), mangiò della pizza prendendola da un bancone di una pizzeria al taglio e si tolse la soddisfazione di urinare quando e dove gli pare, sotto gli occhi di tutti (anche se immobili e assolutamente incapaci di percepirlo).
A quel punto si ritenne soddisfatto dell'esperienza e decise di ripigiare lo stesso bottone sul cipollotto che aveva scatenato la magia.
Ci provò, ma nulla, niente da fare, tutto rimase fermo; ripigiò, nulla; imprecò, niente: Tutto era rimasto esattamente come due secondi prima.
Effettivamente, lo zio alchemico non diede avvertenze su come utilizzare il marchingegno.

Dopo tre anni e mezzo circa, Claudio era seduto sulla panchina di un parco.
Il sole era sempre alto come in un pomeriggio di autunno e niente del panorama circostante era cambiato.
Per lui erano passati più di tre anni, ma per il resto del mondo non sembrava passato neanche un attimo.
Per un attimo ripensò a quello che aveva sommariamente fatto da quando era incastrato nell'immobilità: era andato a piedi in Francia ed era ritornato, per viaggiare un po' e per non stare sempre nello stesso posto; aveva rubato dei soldi in una banca (anche se poi, dopo due anni li aveva rimessi lì, visto che non ci faceva nulla); con un martello e aveva preso a martellate tutte le auto dei suoi amici, che erano tutti indaffarati nelle azioni più disparate (c'era chi lavorava, chi era immortalato con le dita nel naso in una conversazione telefonica e chi aveva tutta l'aria di ascoltare musica); aveva spogliato una ragazza bellissima e l'aveva ammirata per giornate intere dandole dei baci appassionati su tutto il corpo, ma dopo un po' smise perché effettivamente non aveva senso baciare una statua di carne; aveva cambiato diverse città visto che piano piano aveva quasi finito il cibo di tutte le pizzerie e di tutti i ristoranti delle città che aveva visitato. Per lavarsi usava le fontane.
E dopo tutto quel tempo infinito decise che in qualche modo l'incubo doveva finire. Doveva andare aldilà del tempo.

Trovarono Claudio in un parco, morto di fame e sdraiato per terra a molti chilometri da casa sua. Aveva un aspetto stranissimo, era un vecchio di poco più di trentanni poiché i documenti ritrovatigli addosso confermavano l'età anagrafica, ma l'aspetto fisico era quello di un vecchio di circa 80 anni.

E per un attimo il mondo si chiese quale fenomeno aveva fatto sparire tutto il cibo da diverse pizzerie.
Ma non è tutto: molte donne si ritrovarono degli strani e inconsueti lividi addosso, altre si ritrovarono nude senza capire il perché e tante persone dichiararono di aver visto oggetti cambiare aspetto in un attimo e macchine nuove diventare catorci. 

Così i familiari di Claudio dovettero organizzare ben due funerali: il suo, e quello dello zio alchimista.
Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 20:03 - commenti (10)