giovedì, settembre 22, 2005
Denuncia

- ...Allora, si sieda e mi spieghi tutto con la dovuta calma.
- Sì. Dunque, ecco. Sono stata derubata.
- Un furto?
- Sì, un furto.
- E dove è stata derubata? in casa?
- ...Non solo.
- Per strada? le hanno rubato l'auto? le hanno scippato la borsetta? Il cellulare? Il bancomat? E dove? In banca? Al supermercato? In ufficio? In fila alla posta?... Sulla metro?... Sull'autobus?... In chiesa?
- Sì... sono stata derubata in tutti questi posti.
- Ah! Quindi lei ha subito più di un furto? E quanti giorni fa?
- In realtà sono anni. Sono stata derubata anni fa. Ero ancora una ragazza giovane quando sono cominciati i vari furti.
- E lei denuncia il fatto solo dopo tutto questo tempo? Forse non possiamo fare molto per lei. Almeno ha una vaga idea di chi possa averla derubata?
- Sì, tutti. Tutte le persone che conosco nel tempo mi hanno rubato qualcosa.
- E lei ha sempre fatto finta di niente?
- IO non lo sapevo, me ne sono accorta dopo.
- Ma in buona sostanza: lei vede sottrarsi degli oggetti sotto gli occhi per anni, non si lamenta, e adesso viene qui a dirmi che è stata derubata di soldi e oggetti anni or sono. Suvvia, mi sembra stupido...
- Soldi? io non ho mai parlato di soldi. Non è di soldi che sono stata privata, ma di qualche altra cosa... mi imbarazza un po' dirglielo così... ma si tratta... ecco... sì, si tratta della fiducia.
- Cioè?
- Cioè mi hanno rubato la fiducia. Ho perso la fiducia.
- La... fiducia?
- Sì, la fiducia. La fiducia nel prossimo, la fiducia nelle persone, la fiducia in sé stessi. La fiducia nel mondo. La fiducia nella vita.
- Ma quando intende dire fiducia? Intende dire tanta fiducia?
- Abbastanza da poter continuare ad andare avanti ogni volta che il mio patrimonio personale di fiducia si depauperava.
- Depaupe... che?
- ...impoveriva. E ora... niente. Ho perso tutta la fiducia che avevo. E sarei felice di averne un po' indietro, ecco.
- Ah... E lei ora vuole che io faccia una denuncia verso ignoti per furto di fiducia?
- Esattamente. Anche non verso ignoti. In realtà i nomi li avrei anche. Ma sono talmente tanti che dovrei raccontarle la mia vita.
- E quant'è grossa questa fiducia?
- Mi scusi?
- Sa, noi dobbiamo compilare un verbale con dati esatti, concreti. Lei mi deve quantificare in qualche maniera tangibile la merce di cui è stata derubata, ovviamente, per procedere meglio con le indagini.
- Misure esatte?
- Misure esatte, colore, valore e possibilmente anche il luogo in cui è avvenuto il furto.
- Mi sta chiedendo tanto, lo sa?
- Queste sono le procedure, d'altro canto, quello che lei ha perso richiede una particolare scrupolosità per avviare degne indagini.
- Ci provo. Ma non so se sono in grado di rispondere subito. Il fatto è pure che avendo smarrito la fiducia in diverse parti del mondo durante la mia vita non so quantificare il tutto.
- Mi scusi... ma lei è stata derubata, o ha smarrito la fiducia?
- ...derubata.
- Ma ha appena detto che ha smarrito la fiducia.
- E non è la stessa cosa?
- E no! Sono due cose distinte e separate, due moduli da compilare diversi, tanto per cominciare.
- Per me è lo stesso.
- E per me no. Come la mettiamo? Senta, facciamo così. Si prenda un appunto di quello che deve dichiarare al momento della denuncia di furto o di smarrimento. Raccolga le idee in sé e ritorni quando si sente sicura di quello che deve denunciare.
- Posso avere entrambi i moduli?
- Un fac-simile? Certo, glielo faccio subito fotocopiare.
- Grazie. Quando posso ritornare?
- Non so... quanto pensa che può durare la sua riflessione?
- Forse anche anni.
- Va bene, mettiamola così. Tre giorni. Tre giorni sono sufficienti per pensarci, no? Anche perché tra tre giorni io sono qui di turno. E possiamo riprendere da dove abbiamo lasciato.
- Uhm... mi ha convinto.
- Ci vediamo tra tre giorni?
- Sì, mi ha convinto. Tra tre giorni sarò di nuovo qui. E le spiegherò tutto per filo e per segno.
Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 17:44 - commenti (20)
mercoledì, settembre 07, 2005
Cum Magno Gaudio

La folla era lì in attesa di qualcosa, Piazza San Pietro non era mai stata così colma di gente.
Stracolma, traboccante, e in trepidante attesa. Fremente, acclamante, bollente.
All'interno dei palazzi vaticani si stava per concludere il conclave che presto avrebbe consacrato il nuovo Papa.
All'improvviso il boato della folla accompagna la fumata bianca.
La folla scalpita, trema, vibra, piange e grida al miracolo.
E si aprono le finestre dei balconi vaticani e il camerlengo sorride alle telecamere e ai flash e afferrando il microfono recita la formula: "Annuntio vobis gaudium magnum; Habemus Papam: Eminentissimum ac reverendissimum Dominum, Dominum Joseph, Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalem Shultz, Qui sibi nomen imposuit Roccus I."
La folla ricopre le ultime parole del camerlengo con un mega applauso in mondovisione. E grida, e gioisce in diretta. Telegiornali in tutte le lingue trasmettono l'evento in mondo visione, e un timido omino dai pochi capelli bianchi si affaccia al balcone con indosso la tonaca rossa e la papalina bianca, agita le mani e sorride, piange, freme e vibra, e dentro di sè pensa in maniera ossessiva: "Sono il nuovo papa!".
Un pensiero che scatena in Rocco I molteplici pensieri che girano intorno all'unico concetto valido in quel momento. Essere Papa significa essere più potente dell'uomo più potente del mondo; più ricco dell'uomo più ricco del mondo; più influente di tutti i media più influenti del mondo; più carismatico di tutti i leader più carismatici del mondo. Nessuno si permetterebbe di contraddire il Papa; mai nessuno oserebbe dire pubblicamente il contrario di quello che dice il Papa. Un nome di un uomo che entrerà nella storia a prescindere.
E quell'uomo è lui.
Continua a sorridere, e ad agitare le mani, e a salutare in tutte le lingue del mondo.
Tutti i vescovi lo applaudono, e tutto il mondo si inchina per un attimo di fronte a quest'uomo. E tutti i fedeli gridano il suo nome sperando di essere sentiti.

Rocco I è di fronte ai giornalisti che subito lo tartassano di domande.
E la prima dichiarazione ufficiale del nuovo Papa di fronte alla carta stampata e alle telecamere è:
- Pregherò per voi, ma ora sono stanco, troppe emozioni. Sono divinamente eccitato.

E sbrigate le dovute formalità il nuovo Papa si ritira negli appartamenti papali. E assicuratosi di essere solo, si guarda con occhi da Papa per la prima volta nel grande specchio vicino al letto con le lenzuola candidissime.
E pensa: sono Papa. E questo pensiero lo eccita tantissimo.
Si scruta vestito così, e sente di avere un erezione. Il suo sacro pene è eretto e pigia contro la tonaca.
Rocco I, pensa in maniera ossessiva "SONO PAPA", e mentre fibrilla, si spoglia continuando a guardarsi allo specchio. In adorazione del suo pene eretto. Pensa a quello che ha fatto in vita per arrivare a quel momento, e ne gode. E mentre comincia a masturbarsi pensa a quante cose cambieranno nella sua vita da quel giorno in poi. Quanto sarà bello vestito di bianco; di quanto le sue parole saranno quelle di Dio; di quanto il mondo sarà liberato da Satana grazie a lui; di quanto bene i libri di storia parleranno di lui; di quanto sarà bravo, di quanto sarà bello, di quanto sarà forte il nuovo Papa Rocco I.
E mentre sta per raggiungere la sacra eiaculazione, Piazza San Pietro è ancora lì, piena di fedeli e di pellegrini che in riunione mistica e religiosa pregano tutti insieme a gran voce, con sentimento e devozione, mentre la serena notte di Roma, la città eterna, prende sotto la sua costellata ala protettice tutti, ma proprio tutti: fedeli e infedeli, peccatori e santi, vittime e carnefici, sadici e masochisti, narcisisti e modesti, scrittori e analfabeti, corrotti e corruttori, potenti e poveri.
Roma li vede tutti, guarda e tace, sorride e spera in un domani migliore.
Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 17:27 - commenti (12)
martedì, settembre 06, 2005
[L'egocentrismo]

Ho aspettato un po' prima di scrivere questo post.
Ho cercato di riflettere bene su quello da scrivere e magari anche quello da dire.
Un mese di tempo, dovrebbe essere sufficiente.

Effettivamente i commenti dell'ultimo post mi hanno aiutato molto ad indirizzare le mie riflessioni principalmente su un tema: il mio essere egocentrico.
La maggior parte delle incitazioni che ho avuto da parte di lettori a me noti, ma soprattuto da quelli che non conosco e che non mi conoscono di persona, si riferisce indirettamente al mio bisogno di essere in una posizione di rilievo in questa "pubblica piazza virtuale" (ammesso e non concesso l'insieme dei blog possa essere considerata tale).
Ebbene, lo ammetto. Avete ragione, avete centrato il punto.
Mi piacerebbe tanto avere una posizione di rilievo nella cosidetta blogsfera.
Mi piacerebbe essere linkato su molti blog, e soprattutto mi piacerebbe tanto che i lettori dei miei racconti fossero persone sempre nuove, capaci di portare tante idee e punti di vista.
Mi piacerebbe che il link del mio blog girasse un po' come un passaparola, che desti curiosità, che faccia "tendenza".
Mi piacerebbe non perché ho un blog, ma perché mi piace scrivere, e credo - ommioddio - di avere anche un po' di talento.
E ritorniamo al punto principale: l'egocentrismo. E' il cane che si morde la coda.
Mi piacerebbe perché non c'è. Tutto questo non c'è. O per lo meno, c'è e ancora non me ne sono accorto. O meglio, c'è in una misura in cui non mi soddisfa.
A questo punto devo capire IO che cosa voglio da me stesso e dal mio blog. Dove voglio arrivare con i miei racconti, qual è il limite oltre il quale decidere se sporgersi o meno, e soprattuo capire se ne vale la pena, se ne sono all'altezza.

IO vorrei tanto provarci, senza gettare tutto quel poco di buono che ho prodotto fino ad adesso.
Storie in mente ne avrò sempre e ne ho tante anche adesso, e l'unica cosa che mi frena dallo scriverle è il mio egocentrismo, dalla mia percezione di non meritare quest'anonimato.

E a questo punto, che cosa posso fare per "emergere"? Per smettere di "angosciarmi" se le mie storie le leggono i soliti affezionati?
Vuol dire che mi adagerò sui miei allori, e farò finta di essere un super mega scrittore di racconti cazzuti incompreso.
E poi andare al Maurizio Costanzo Show e criticare tutto e tutti con aria di antipatica saccenza con l'applauso del pubblico pagante.

Daniele.
ps. a proposito: le vacanze sono andate da dio.
Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 16:58 - commenti (3)