venerdì, giugno 24, 2005
La dura vita di Marvin Reloaded in Red Boulagne City - parte V ed Ultima.

[Riassunto delle puntate precedenti: Marvin Reloaded, una specie di detective privato, dopo una breve indagine su un finto caso, si trova incastrato in un grosso stanzone buio, dove la bella Doris lo intrattiene facendogli semi-vedere le tette. L'attenzione dalle tonde poppe viene distolta dall'ingresso di un personaggio "oscuro".
Certo che apprezzerete il finale quanto più che prevedibile vi lascio alla lettura.
E ditemi voi se questo racconto avrebbe o non avrebbe vinto il concorso per cui è stato scritto.]


-    Figlio mio, guarda cosa devo inventarmi per avere il piacere della tua compagnia.

-    Madre, in che giro ti sei cacciata!?
-    Sei un po’ ingrassato dall’ultima volta che ti ho visto.
-    Ma se sono stato a cena da te ieri sera…
-    Beh… sono le solite frasi che dicono le mamme quando vedono i propri figli sbandati.
-    Non sono sbandato, sono un detective privato. È diverso.
-    Ah sì? Ah sì? È diverso? È diverso da cosa? Da un nullafacente? Da un buono a nulla? Da un mangiatore di pane a uffa? Da un puttaniere? Da cosa è diverso?
-    È diverso, tu non capisci, non mi hai mai capito. Che cosa vuoi?
-    Voglio, figlio mio, che metti la testa a posto.
-    Io ce l’ho a posto. E mi fa pure male, vacca boia.
-    Ah sì? E che giorno è oggi?
-    Oggi è… oggi è… dunque oggi è…
Ci pensi un attimo intensamente, ti spremi le meningi. E poi crolli psicologicamente e dici.
-    Cazz… oggi… oggi è il mio compleanno.
-    Bravo figliolo. Hai ancora una cognizione del tempo. A vederti non si direbbe.
E sì. È proprio il tuo compleanno, come al solito te lo dimentichi!
-    Lo sai dove siamo?
-    A giudicare dalla puzza direi a casa mia.
-    Acqua (fa Doris.)
-    Acquetta (fa tua madre.)
-    Siamo in un hangar di un aeroporto per Casablanca?
-    Acquona (all’unisono).
-    Siamo in un mega stanzone dove mi tenete legato ad una sedia.
-    Fuocherello (fa Doris.)
-    Fuochino (fa tua madre).
-    Siamo sul pianeta terra… dove diavolo siamo?
Doris sta per dire qualcosa, ma tua madre la blocca e comincia a parlare con un tono della voce secco, asciutto, arido. Se una pietra di Marte fosse dotata di parola e potesse parlare per un attimo, probabilmente parlerebbe nello stesso identico modo di tua madre, magari dicendo cose diverse.
-    Questo è il Cinema Meucci.
-    E chi è questo Meucci?
-    Idiota. Meucci è quello che ha inventato il telefono. Cento anni di battaglie legali dei familiari e tu ti permetti di ignorarlo. Sei un debosciato!
-    …
-    Oggi è il tuo compleanno. E io come mamma, ti ho fatto un regalo?
-    Una casa nuova?
-    No.
-    Una macchina nuova?
-    No.
-    Una donna nuova?
-    No.
-    E allora non lo voglio il tuo regalo. Ecco… Comunque scioglimi, che devo andare alla ricerca di una ragazza rapita. Scioglimi…
-    Ma allora non hai capito niente! Non c’è nessuna ragazza rapita, non c’è mai stata!
-    E allora… chi ha fatto la telefonata?!?
(Doris faceva finta di niente.)
-    È stato tutto uno stratagemma per invitarti qui a scartare il tuo regalo.
-    Ma veramente… quello da scartare sono io, e poi non vedo nessun regalo.
-    Ci sei dentro, figliolo. E ora basta con i detective da quattro soldi. È ora che tu metta la testa a posto e che ti metta a lavorare sul serio. Ho rilevato questo cinema vecchio. La settimana prossima cominciano i lavori di restauro. Tra due mesi aprirai bottega. Con questo cinema farai i soldi!
-    Figurati… come se ne mancassero di cinema a Red Boulagne City…
-    Questo sicuramente farà i soldi.
-    E perché?
-    Perché trasmetterai solo film porno. Ovviamente. Il business è sempre il porno, vero Doris?
Doris acconsente, con le labbra umettate di saliva al sapore di tabacco.
Noti solo questo particolare delle labbra di Doris e per un attimo ti passa tutta la tua inetta vita davanti agli occhi.

E ti rendi conto di essere stato truffato, gabbato, fregato. Ma d’altro canto non puoi lamentarti. Tua madre ha il coltello dalla parte del manico e se solo volesse, potrebbe utilizzarlo per tagliare le grosse corde che ti tengono inchiodato alla sedia. Ti guardi intorno, in effetti la sala è molto grande, e può contenere anche un centinaio di persone… e c’è gente che pagherebbe oro per avere un cinema a luci rosse. Mega schermi e mega tette tutto il giorno…
Rick per la prima volta, da quando è appeso al muro si sbilancia e ti sorride. Approva per un attimo e fa un occhiolino che solo tu riesci a vedere mentre aspetterà per sempre i clienti del suo american bar. E il tenente Colombo, mentre risolve l’ennesimo caso, guarda altrove. Forse non l’ha presa troppo bene. Sarebbe il caso di farci un discorsetto serio e in privato, non credi?
E ti vedi già proiettato lì, in quell’angolo che sembra fatto apposta per il direttore del nuovo cinema Meucci, cioè tu, che intrattiene il pubblico maschile ma soprattutto quello femminile (anche se non hai mai tenuto un cinema a luci rosse, sai benissimo che ultimamente sono frequentati da moltissime donne) con battute sagaci e piene di doppi sensi, nella speranza che qualcuna di queste si conceda. Ma ecco che vedi anche Doris, con le autoreggenti e con i sacchetti di patatine che passa tra le poltrone strusciando le natiche contro il velluto dello schienale. E tua madre che finalmente approva quello che fai, e che non ti chiama più tutti i giorni assillandoti per le tue scelte fatte in gioventù. E per un attimo ti senti contento. Hai raggiunto il giusto compromesso tra quello che vorresti essere e quello che ti vorrebbero far diventare. Vorrebbero chi? Non è dato saperlo. L’importante è essere in un modo o nell’altro sempre nel vortice senza ritorno della società, esserne un tassello che interagisce con gli altri tasselli. Sbavi all’idea, e già ti vedi lì, col cravattino o col papillon nero con la tua giacca bianca di fronte all’entrata del cinema Meucci che accogli i clienti con una mano in tasca mentre l’altra regge un sigaro, con le gambe leggermente divaricate e con lo sguardo da duro. E mentre li accogli rosseggia in alto l’insegna luminosa con le lettere componibili che si perdono nel cielo di Red Boulagne City. L’insegna recita: “Popolo duro di Red Boulagne City, accorrete numerosi: Questa notte, per la prima notte e solo per questa notte inaugurazione del Nuovo Cinema Meucci con la proiezione del film: FIDARSI È PENE.”

[FINE?!?]
Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 12:22 - commenti (8)
lunedì, giugno 20, 2005
La dura vita di Marvin Reloaded in Red Boulagne City - parte IV

[Riassunto delle puntate precedenti: Marvin, investigatore privato in erba molto imbranato, si mette sulle tracce di un affare più grosso di lui: una donna rapita in una cabina telefonica.. Finisce al porto dove incontra Doris, una procace signorina allegra che allieta le notti agli scaricatori di porto con le proprie battutine piene di doppi sensi. Ma qualcosa va storto e Marvin cade in terra svenuto dopo aver preso una sonora botta in testa. Il mistero si infittisce, o si svela... minchia!]

Quando riapri gli occhi vedi tutto sfocato intorno a te. Metti a fuoco e ti rendi conto di essere in una grossa stanza buia e scura. Ovviamente, sei legato ad una sedia. Muovi le braccia, sono ferme. Muovi le gambe, sono incastrate. Muovi un po’ di santi dal calendario, scendono che è una bellezza. Rick non si sarebbe mai fatto incatenare, e il tenete Colombo, di fronte alle corde avrebbe riso e avrebbe acceso l’ennesimo sigaro. E tu, invece pirla come pochi, ti sei fatto incatenare. Urli nel vuoto:
-    C’è nessuno?!
Nessuno risponde. E pensi di essere fregato. E a quel punto vedi un bocchino con una sigaretta fumante avanzare nella semi oscurità. Vedi un vestito rosso, dei lunghi guanti rossi, un vestito da donnina allegra rossa, e associ tutto ad una persona nota e ti ricordi di guardare le tette, che sono proprio lì, grandi come te le ricordavi. Doris, appunto.
-    Ciao maschio.
-    Ehy, sei tu che stai tentando di incastrarmi? Mi hai colpito! Bastarda! Liberami subito
Sei un po’ adirato. Ma non trapela dalla tua voce.
-    Ehy belloccio, guarda che io non ho fatto proprio niente. Hai fatto tutto da solo. Hai colpito l’unico lampione del molo proprio fuori la cabina… IO non c’entro nulla, amorino.
-    Non chiamarmi amorino, Rick non vuole! E allora perché mi tieni qui legato?
-    Faccio un favore ad una persona.
-    Dove siamo?
-    In un bel posto, ma andiamo per ordine.
-    Chi ti manda? Eh! Dimmelo, chi mi vuole fare fuori? Chi è quel bastardo che vuole farmi fuori?
(- Sono io.)
Una nuova voce si unisce nell’aria alla tua e a quella di Doris. E si crea un silenzio strano, nuovo, un silenzio che non avevi mai sentito.
-    Sono io.
Vedi avanzare nella semi oscurità una donna formosa, bassina, dai seni abbondanti e dalle cosce grassocce ma sode. Una gonna nera stretta avvolge i fianchi e introduce una camicetta merlettata con il colletto a V, come si portavano negli anni 50. E i capelli sono scuri, neri e in piega.
Non guardi più oltre. Perché quella donna la conosci molto bene. E a questo punto ti accorgi veramente di essere in trappola.

[continua con l'ultima puntata.]
Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 08:57 - commenti (13)
mercoledì, giugno 15, 2005
La dura vita di Marvin Reloaded in Red Boulagne City - parte III

[Riassunto delle puntate precedenti: Marvin Reloaded, un imbranato investigatore privato, non va mai a trovare la mamma. E di questo la povera donna se ne dispiace. Nel frattempo l'investigatore passa il suo tempo libero ad investigare su un caso di una donna rapita. E si è recato al porto per seguire una pista. Lì incontra le tette di Doris, e anche Doris... Cosa succederà tra Marvin e le tette di Doris? pronti partenza via... per il 3° episodio della prima trilogia in 5 parti.]

Doris è una ex collega di tua madre. Ma ha preferito dedicarsi alla prostituzione piuttosto che alla vita d’ufficio. Diceva: “Passavo la giornata ad essere chiamata dalle persone, adesso sono io a chiamare loro”. Diceva sempre quella frase, la bella Doris, e ogni tanto al posto della emme ci metteva la vù.

Diceva che il concetto era lo stesso.
Nonostante tutto ha un buon rapporto con tua madre.

Entri nel Bocus Pocus e mentre nell’aria echeggia un pezzo country tunisino, ti avvicini al bancone per parlare con Jack, il proprietario del locale che con la  canottiera unta e bisunta pulisce un boccale ove prima vi era adagiata birra.
-    Ehi come va? LOSCO.
-    Non buttare LO SCOmpiglio e va al sodo, ok?
-    LO SCOglio non può arginare il mare. E LO SCOlo è una cosa brutta.
-    LO ScO, Ci sto dentro tutto il giorno. Che bevi, man?
-    Mi SCO-LO volentieri qualche informazione, e dimmi da bravo SCOLarO quelle che la SCuOLa vuOle sentirsi dire da un SCaLOgnatO come LO SCOperto.
-    Ma come cazzo parli, sbirro?

Non ci hai visto più, lo prendi per il bavero della canottiera (canottiere con il bavero?!?) e urli:
-    IO non sono uno sbirro, ok? Ok? OK?!?
E rovesci lo sgabello per terra. Sono poche le cose che ti fanno incazzare. E questa è una di quelle. Chi scrive a penna sul tuo diario ti fa incazzare; non trovare i tuoi biscotti preferiti la mattina quando fai colazione ti fa incazzare; usare il bagno dopo che qualcuno non ha pulito ti fa incazzare; ma soprattutto ti fa incazzare chi ti chiama “sbirro”. Il suono della doppia erre ti infastidisce non poco.
Il locale è completamente al silenzio in attesa di eventi. Esci immediatamente sbattendoti dietro di te la porta, ma non ottieni il suono violento che desideravi: maledette chiusure automatiche. Quasi quasi rientri e risbatti la porta.

Doris è lì. Che sbuffa fumo di sigaretta nel fumo della nebbia. Tiene in mano un lungo bocchino di legno ove in cima brucia una centos a metà. Ti strusci il pistolino pensando al bocchino (della sigaretta) e sbavi un po’.
-    Ehi maschio! Tutto ok?
-    Questa città è un balordaio.
-    Lo so, lo so. Come butta l’affare?
-    Lascia stare. Sto in un mare di merda che morde e mi rode da morire.
-    Del resto chi va a Pescara per pescare e non pesca pesci, pesca pesche in pasce.
-    Che cazzo hai detto?
-    Non so, hai cominciato tu. Piuttosto… Sentito il casino di stamattina?
-    Tu che sai tutto, dimmi dov’è la cabina qui al molo.
-    Devi telefonare?
-    Forse.
-    E’ proprio dietro di te, non vedi?
E magicamente nella nebbia appare una cabina telefonica. Ti stupisci poiché hai sempre pensato di essere un ottimo osservatore. “Sì ma con sta nebbia fitta non si vede una cippa”, pensi giustificandoti.
Entri nella cabina, c’è odore di champagne e una scheda telefonica usata è per terra.
-    Ehi guarda, una rarissima carta telefonica! Dammela che faccio collezione.
-    Attenta Doris, potrebbe essere una delle nostre chiavi.
-    Chiavi?!?
-    Non adesso. Devo prima telefonare a mia mamma!
-    Essì… visto che ci sei dille anche che hai bisogno di soffiarti il naso.
Non cogli la provocazione, e fai il numero:
-    Risponde l’operatore numero 86: Sì pronto? In cosa posso esserle utile?
-    Madre, sono tuo figlio. Accendi le orecchie, sono su una pista molto calda e ho bisogno di qualche bolla d’accompagnamento. Queste matasse sono complicate come gomitoli e un po’ d’olio non farebbe male per capirci qualcosa.
-    Sapessi… ho comprato l’arrosto che ti piace tanto. Se stasera passi a casa e lo mangiassi non sarebbe una buona cosa?
-    Ma come cazzo parli?
-    Hai cominciato tu!
-    Deh, ancora non mi hai localizzato?
-    Il porto, cabina telefonica del molo 13, suppongo.
-    Brava. Dimmi tutte le telefonate di questa cabina di oggi.
(silenzio, e ticchettio di tasti, ticchettio di tasti e silenzio).
-    Una verso il tuo ufficio un paio di ore fa.
-    E poi?
-    E poi un’altra verso gli scantinati del cinema Meucci, il vecchio cinema a luci rosse.
-    L’inventore del telefono… E poi?
-    E poi basta, le altre chiamate risalgono a 5 anni fa almeno.
Riattacchi. Ormai è un vizio.
Fai per uscire dalla cabina, e senti una grossa botta in testa. Sbatacchi un po’ nel vuoto, vibri e ti accasci al suolo senza sensi, e pensi a Doris che sicuramente ha pensato bene di incastrarti. E anche un po’ al suono fastidioso che produce la esse quando la reciti a mente.

[continua...]
Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 08:47 - commenti (7)
venerdì, giugno 10, 2005
La dura vita di Marvin Reloaded in Red Boulagne City - parte II

[Riassunto della puntata precedente: Marvin Reloaded, neo investigatore privato, riceve una misteriosa telefonata e si reca al porto per seguire una traccia, con la benedizione di Rick di Casablanca e il tenente Colombo dell'omonimo telefilm. La saga di Marvin detto il Ricaricato, prosegue. Il giallo piano piano si tinge di rosso. A cosa sta andando incontro il nostro fantomatico investigatore dei miei stivali? non c'è bisongo di aspettare molto. Infatti questa è la seconda parte. Buona lettura e buon fine settimana.]

Andare in giro per Red Boulagne City è un po’ come recitare una litania. Le strade hanno i nomi dei migliori santi del calendario, e piano piano li scandisci tutti mentre ti dirigi al porto.

Saint Lukas (ora pronobis); Saint Pethronius (ora pronobis); Saint Isayas (ora pronobis); Saint Felix (ora pronobis); Saint Donnathus (ora pronobis); Saint Mamholo (ora pronobis); Sainta O’rsolah (ora pronobis);  Saint Stephannient (ora pronobis); Saint Jackomho (Ora pronobis); Saint Francisco (ora pronobis); Saintissimas Hemilia Levanti et Hemilia Ponentis  (orate pronobis).

Stai andando in macchina al porto e ti congratuli con te stesso, e ti sembra proprio di sentire la voce di Rick che ti benedice; e il tenente Colombo, mentre regge un sigaro tra le due dita (indice e medio) risolvendo l’ennesimo caso, ti guarda di sottecchi con l’aria di quello che ha capito tutto.
Sei un duro. E la musichetta di una canzone dance anni 70 vibra nella mente.
(Non hai l’autoradio perché te l’han fregata giusto giusto la settimana scorsa).
-    La città è un balordaio
Effettivamente sei un po’ monotono. Plis don letmibì misanderstud.

Quando tiri il freno a mano e parcheggi, quasi quasi svieni per l’emozione.
Il porto è completamente nella nebbia. Esattamente come hai sempre sperato. Non si può indagare in un porto senza nebbia. Non è coerente con il tuo mito di detective.
E guardacaso il molo numero 13 è completamente avvolto dall’oscurità bianca.
Nel bagliore opaco del nulla vedi un coloro smorto: un insegna al neon che manda contorni sfocati di verde neon e viola neon delle parole “Bocus Pocus”. È il locale più losco di tutto il porto. E questo vuol dire solo una cosa: è il miglior posto per chiedere informazioni a qualche lurido scaricatore o a qualche battona distratta. Chissà perché ma speri tanto che nel locale ci sia anche un quartetto di giocatori di poker.
Stai per entrare nel locale losco ma una mano, avvolta da un lungo guanto rosso, si ferma sulla tua.
Subito appare anche l’altra mano e il fratello del guanto rosso lungo. E in mezzo alle due mani scorgi i gomiti, le spalle, le tette grandi e la faccia di una donnina allegra.
-    Ehi bello, come va?
-    Ciao Doris, non vedi che sto lavorando?
-    Ah. Questa mi è nuova! Quando mai hai lavorato tu? Guarda che lo dico alla mamma che bazzichi da queste parti.
-    Ah sì? E allora diglielo pure, tanto lo so che non lo farai.
-    Ehi Marvin, mi hai appena dato una risposta da non-duro.
(Rick potrebbe ucciderti per questo. Il tenente Colombo ti sta guardando come guarderebbe un assassino).
-    Senti Doris. Non rompermi, ok?
-    Vabbè, non ci parlo con tua madre, ma tu stai attento, e smettila di guardarmi le tette.
Effettivamente le stavi guardando le tette, e un po’ sbavavi anche, e se non fosse che la tua mano strusciava fortemente il tuo pistolino si potrebbe affermare senza quasi ombra di dubbio che ti stai arrapando.

[continua...]
Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 14:20 - commenti (7)
lunedì, giugno 06, 2005
La dura vita di Marvin Reloaded in Red Boulagne City - parte I

[Ecco ci quindi alla presentazione del tanto atteso racconto lungo. Il racconto sarà pubblicato in 5 diverse parti, in cinque diverse giornate almeno. MI sono proposto di pubblicare ogni pezzo nuovo di racconto solo se si superano la solgia dei 10 commenti oppure di 5 giorni di tempo. Quindi potenzialmente ce la possiamo sbrigare in una settimana, come in un mese. Fate vobis. La lunghezza delle puntate è del tutto arbitraria e variabile. Spero possa divertire voi come in fondo mi sono divertito io a scriverlo.]

Ed eccoti lì.
Hai trent'anni, i tuoi chili sono il triplo dei tuoi anni, i tuoi capelli sono il triplo del tuo peso e tutto è condensatao in una persona sola: tu.
Siedi sulla tua poltrona con lo schienale in pelle con le scarpe sopra la scrivania, come hai sempre visto fare nei film dai duri, quelli cattivi, ma anche da quei buoni che, in fondo in fondo, la sanno lunga. E la tua mente va a Rick e al suo American Bar, ed al tenente Colombo. Corri col pensiero sempre a loro, forse perché hai due gigantografie dietro la tua scrivania. A volte ti capita di parlare ad alta voce anche se non c'è nessuno in giro. Ma non parli al muro, anzi sì, parli proprio al muro, quel muro con le due gigantografie. Ma nessuno ti risponde. Rick attende i clienti, e il tenente Colombo china il capo e mentre risolve l'ennesimo caso.

Sei un duro. Non ti smentisci mai, neanche quando ti mangi le unghie in attesa di eventi… Hai da poco ottenuto la licenza da detective privato, e come tutti i detective privati sei in attesa di un bel caso da seguire. Una donna rapita, un porto misterioso dove andare a fare indagini e un cattivo che all’inizio sembra un buono e un buono che all’inizio è un cattivo da scoprire. E magari anche una bella donna da amare.
-    Questa città è un balordaio.
Pensi questo mentre ti affacci alla finestra del tuo ufficio e vedi i portici di Red Boulagne City.

Squilla il telefono. Un vecchio telefono, di quelli analogici con la tastiera rotonda, dove ogni volta che si compone un numero si sente trù-traaaa aspettando che la rotonda torni sulla posizione 0. Un drin, due drin, al terzo decidi di rispondere. Dici solo:
-    Marvin Reloaded, pronto.
-    Sono la mamma.
(Marvin Reloaded sei tu).
Riattacchi in meno di un nanosecondo.
Ed eccoti lì.
Hai trent'anni, i tuoi chili sono il triplo dei tuoi anni, i tuoi capelli… e basta!!! Non vorrai mica stressarti per tutto il resto della giornata? Rick non si stressa mai, al massimo si ubriaca; e il tenente Colombo al massimo si sfoga con la signora Colombo.

Risquilla un’altra volta il telefono. Stavolta rispondi subito onde evitare ulteriori attese. Tanto sai che è tua madre. Ma lo stesso rispondi come un professionista, e dici.
-    Marvin Reloaded, Pronto.
(Ricordati che Marvin sei tu).
Dall’altra parte del filo senti solo due rumori distinti: una sgommata di ruote, un urlo di donna, il suono della sirena di una nave e una richiesta di aiuto di una voce femminile. Ma sei troppo attento a cercare di riconoscere solo il suono della voce di tua madre che ti arriva solo l’urlo di donna e il rumore della sirena.
Riattacchi, anche perché cade la linea. Ti rivolgi verso le due gigantografie, ti aggiusti la giacca di velluto e dici… c’è una pista da seguire.
E chiami subito tua madre.
Avere una madre che lavora per la più importante compagnia telefonica del paese ti fa venire in mente sempre una bella cosa: puoi rintracciare una telefonata. Sei in grado, volendo di sapere chi ha chiamato chi e per quanto tempo sin dal giorno in cui è stato inventato il telefono. Ma non ti ricordi mai chi ha inventato il telefono.
(Meucci.)
Componi il numero e senti il nastro registrato: “risponde l’operatore numero 86” poi due segnali di libero e poi senti finalmente la sua voce.
-    Pronto, sì, mamma, sono io!
-    Figliolo! Che ne dici stasera di farti vedere a casa per cena?
-    Madre, parliamo di lavoro. Ho un informazione da chiederti. Bando alle ciance e non giocare sporco con me, ho baciato in bocca la morte stasera perciò vediamo di arrivare al sodo che ho una bella gatta da pelare e non ho tempo da perdere in dissertazioni ulteriori…
-    Figlio mio… ma come cazzo parli?
-    Dimmi, per esempio, hai ancora il mio telefono sotto controllo?
-    Certo, sono io che pago le bollette, ricordi?
-    Allora dimmi chi mi ha chiamato negli ultimi 10 minuti.
-    Un attimo che controllo sul database.
(Si sente un sottofondo di ticchettio di tastiera di computer. Tua madre è un esperta di database e con un paio di tasti opportunamente digitati ti elenca tutte le chiamate in entrata che hai avuto negli ultimi 10 minuti, esattamente come avevi chiesto).
-    Ho chiamato io 5 minuti fa, e poi è arrivata subito dopo una chiamata dal porto, esattamente da una cabina telefonica sul molo tredici. Di un po’… verrai a cena stasera?
Purtroppo tua madre non sentirà mai la tua risposta visto che hai fatto solo in tempo ad infilare il trench bianco lungo (regalo immaginario del tuo amico Colombo), infilare il cappello di capretto e uscire dalla porta sbattendola. Ora che sei un detective, hai una pista da seguire, una donna rapita al molo di un porto. Sei un duro!

[continua...]

Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 09:08 - commenti (9)
venerdì, giugno 03, 2005
[www.raccontinellarete.it - parte VI]
ovvero
il finale più che prevedibile

Rieccoci qui nell'ultima puntata del primo reality show letterario...
Come potete aver notato, alla fine ho deciso di non partecipare più al concorso.
Le motivazioni sono le seguenti:
- ammesso e non concesso avessi vinto, avrei dovuto pagare per veder pubblicato il mio racconto (leggete il regolamento e fate un espressione di mero stupore come ho fatto io);
- i racconti che partecipano sono più di 200, e io sono un egocentrico schifoso e voglio gli occhi di tutti puntati su di me.
- la storia di Marvin è più lunga delle battute previste, e non mi piace accorciare le cose che scrivo.
- è un po' che non scrivo nulla di decente su questo blog, quindi ho deciso di pubblicare qui la storia di Marvin, a puntate magari... nella speranza che sia gradita e riscuota successo, visto che gli ultimi tentativi di pubblicare qualcosa a puntate sono andati beceramente a vuoto.
- comincerò da lunedì a incollare pezzi del racconto lungo. E solo dopo aver superato il limite minimo di 10 commenti o di 5 giorni pubblicherò il seguito.
- quindi leggete e fate leggere, in caso commentate, commentate commentate.
- i punti sono finiti, ma sta cosa delle lineette è divertente.
- e basta così. Buon fine settimana a tutti e saluti da Marvin.

Daniele (e Marvin).
Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 14:07 - commenti (2)