SWISS-SCIAF
Andavo di fretta per strada quando incrociando le figure umane intorno a me mi sono reso conto che una di quelle figure non era così anonima tanto da meritare una seconda occhiata.
Era un tipo strano, un barbone che faceva finta di seminare l'asfalto. Aveva un cappellino da tifoso di giocatore di baseball e lo teneva in mano con la parte convessa verso l'alto, come simulare un secchio ove poter adagiare le cose oppure, nella peggiore delle ipotesi, delle monetine donate dai passanti.
Era ritto in piedi su delle superga marce e i pantaloni marrone sporco scendevano slargati e deformi sulle cosce che alla seconda occhiata mi sono sembrate secche.
Aveva una maglia scura a maniche corte e dato il caldo era leggermente sudata sotto le ascelle, e se non fosse stati per l'alone giallo che circondava tutta la parte poteva sembrare pulita.
Teneva in mano il cappellino e faceva il gesto del contadino che semina nel campo. E con la bocca simulava il rumore del chicco che veniva raccolto nel pugno e poi gettato in aria: SWISS-SCIAF. A bassissima voce.
Mi sono fermato e facendo finta di adocchiare una vetrina di telefonini ho studiato il barbone dal riflesso del vetro, e tra un telefonino di ultima generazione e una modella con le tette da fuori che vendeva un telefonino di ultima generazione mi ritrovo il barbone che fa quel verso strano e getta aria per aria.
Effettivamente, penso tra me e me, quello non deve essere poi così tanto normale. Probabilmente vivere per strada porta alla pazzia.
Oppure, peggio, consideravo, la pazzia porta a vivere per strada.
E mentre lo osservavo lui continuava con quel gesto vagamente rituale e a tratti ossessivo. E mi sono ricordato del liceo e di quella volta che anni addietro quando abbiamo fatto una gita ad Assisi, con un mio amico compagno di scuola, abbiamo passato una mezz'ora di libertà da parte dei professori a far finta di fare l'elemosina fuori la chiesa di Santa Caterina. Gli altri compagni ci han fatto pure le foto.
Lo ammetto, eravamo vestiti alquanto "male", e in meno di mezz'ora abbiam tirato su un po' di soldi sufficienti per un paio di pacchetti di sigarette da 10.
Il tipo continuava a seminare l'asfalto.
Mi sarebbe piaciuto avvicinarmi e chiedergli il motivo di tale gesto. Ma non ne avevo il coraggio. Alla fine ho cercato di dare una spiegazione razionale del suo gesto, e mi son detto che probabilmente stava svuotando l'aria nel cappello per fare spazio alle monetine dei passanti; oppure che il cappello era una fabbrica di ossigeno e che seminava la terra di aria pura poiché i gas di scarico delle automobili che passavano di lì la distruggevano; oppure che prima di diventare pazzo l'avevan visto seminare il sale sulla sabbia in spiaggia; oppure che continuava a far finta di seminare il suo campo anche se dei corvacci invisibili si mangiavano tutto il seminato.
Mi sono messo una mano in tasca per vedere se avevo qualche monetina, e mi accorgo di avere due monete da 2 euro. E ho ripreso a camminare.
Pazienza, ho pensato, la prossima volta se ho di meno in tasca glielo lascio.
E ho continuato ad andare di fretta.
E mi sono allontanato per la mia strada, voltandomi ho visto tanta figure umane anonime che circumnavigavano il barbone ignorando il suo rituale ed ossessivo gesto. E mentre di questi mi sfuggivano i contorni, del barbone mi erano chiarissimi i contorni.
Chissà se a casa ho ancora le foto di quella gita ad Assisi?...
Andavo di fretta per strada quando incrociando le figure umane intorno a me mi sono reso conto che una di quelle figure non era così anonima tanto da meritare una seconda occhiata.
Era un tipo strano, un barbone che faceva finta di seminare l'asfalto. Aveva un cappellino da tifoso di giocatore di baseball e lo teneva in mano con la parte convessa verso l'alto, come simulare un secchio ove poter adagiare le cose oppure, nella peggiore delle ipotesi, delle monetine donate dai passanti.
Era ritto in piedi su delle superga marce e i pantaloni marrone sporco scendevano slargati e deformi sulle cosce che alla seconda occhiata mi sono sembrate secche.
Aveva una maglia scura a maniche corte e dato il caldo era leggermente sudata sotto le ascelle, e se non fosse stati per l'alone giallo che circondava tutta la parte poteva sembrare pulita.
Teneva in mano il cappellino e faceva il gesto del contadino che semina nel campo. E con la bocca simulava il rumore del chicco che veniva raccolto nel pugno e poi gettato in aria: SWISS-SCIAF. A bassissima voce.
Mi sono fermato e facendo finta di adocchiare una vetrina di telefonini ho studiato il barbone dal riflesso del vetro, e tra un telefonino di ultima generazione e una modella con le tette da fuori che vendeva un telefonino di ultima generazione mi ritrovo il barbone che fa quel verso strano e getta aria per aria.
Effettivamente, penso tra me e me, quello non deve essere poi così tanto normale. Probabilmente vivere per strada porta alla pazzia.
Oppure, peggio, consideravo, la pazzia porta a vivere per strada.
E mentre lo osservavo lui continuava con quel gesto vagamente rituale e a tratti ossessivo. E mi sono ricordato del liceo e di quella volta che anni addietro quando abbiamo fatto una gita ad Assisi, con un mio amico compagno di scuola, abbiamo passato una mezz'ora di libertà da parte dei professori a far finta di fare l'elemosina fuori la chiesa di Santa Caterina. Gli altri compagni ci han fatto pure le foto.
Lo ammetto, eravamo vestiti alquanto "male", e in meno di mezz'ora abbiam tirato su un po' di soldi sufficienti per un paio di pacchetti di sigarette da 10.
Il tipo continuava a seminare l'asfalto.
Mi sarebbe piaciuto avvicinarmi e chiedergli il motivo di tale gesto. Ma non ne avevo il coraggio. Alla fine ho cercato di dare una spiegazione razionale del suo gesto, e mi son detto che probabilmente stava svuotando l'aria nel cappello per fare spazio alle monetine dei passanti; oppure che il cappello era una fabbrica di ossigeno e che seminava la terra di aria pura poiché i gas di scarico delle automobili che passavano di lì la distruggevano; oppure che prima di diventare pazzo l'avevan visto seminare il sale sulla sabbia in spiaggia; oppure che continuava a far finta di seminare il suo campo anche se dei corvacci invisibili si mangiavano tutto il seminato.
Mi sono messo una mano in tasca per vedere se avevo qualche monetina, e mi accorgo di avere due monete da 2 euro. E ho ripreso a camminare.
Pazienza, ho pensato, la prossima volta se ho di meno in tasca glielo lascio.
E ho continuato ad andare di fretta.
E mi sono allontanato per la mia strada, voltandomi ho visto tanta figure umane anonime che circumnavigavano il barbone ignorando il suo rituale ed ossessivo gesto. E mentre di questi mi sfuggivano i contorni, del barbone mi erano chiarissimi i contorni.
Chissà se a casa ho ancora le foto di quella gita ad Assisi?...




