Come tutti i martedì mattina
Lei è una signora stanca. E come tutti i martedì mattina si alza alle 8 precise, spegne la sveglia, si lava la faccia con del latte detergente idratante per coprire ma non troppo le rughe, sceglie tra le sottane bianche quale indossare anche se alla fine sono tutte uguali, accende la televisione in cerca del telegiornale che a rotazioni di 15 minuti scandisce in una frase l'oroscopo del suo segno zodiacale, si veste controvoglia di nero, fa colazione con dello yogurt alla fragola che compra regolarmente ogni 2 giorni, dice due padrinostro e tre avemmarie, qualche meaculpa sotto voce, controlla se ha il biglietto per la metropolitana, prende il cappotto nero lungo imbottito, controlla se nelle tasche ci sono bigliettini di carta, scontrini o santini e in caso le svuota, prende dal suo borsellino nella borsa nera una banconota sufficiente per coprire le sue spese di due settimane, la mette in tasca piegata perfettamente in due, si guarda allo speccio per vedere se è tutto a posto e mentre si guarda allo specchio cerca di non fare quella faccia avvilita che dentro sente di avere, apre la porta girando la chiave nella toppa ed esce di casa.
Percorre 5 minuti a piedi per arrivare alla fermata della metropolitana più vicina, la fermata di "Re di roma", scende i gradini, sale sulle scale mobili per scendere ancora più sotto, si regge agli scorrimano per non aver paura di cadere di sotto, stringe tra le braccia la borsetta, dice "buongiorno" agli addetti alla sicurezza ai lati della banchina, si infiltra un po' in mezzo ai lavoratori che vanno in ufficio senza essere troppo strattonata, guarda il cartello elettronico che indica quanto manca all'arrivo del treno in direzione "Battistini", attende senza fiatare, spera di non essere troppo strattonata.
Percepisce con un sussulto al cuore l'arrivo della metropolitana mentre lo spostamento d'aria avvolge i bianchi capelli, attente che la gente scenda, attende che la facciano salire, dentro la carrozza cerca di reggersi a qualche maniglia più o meno alla portata della sua statura, e con occhi vuoti sente la chiusura delle porte, spera che il supplizio duri poco, rifiuta gentilmente l'invito di un giovanotto che vuole cederle il suo posto, sorride ma solo per educazione.
Avverte l'arrivo della stazione "Termini" ancor prima dell'arrivo, si stringe un po' per fare in modo di scendere, vede che il giovane che sta seduto sta dicendo qualcosa verso di lei, riesce a scendere, si sente toccare dal giovanotto, sente che dice "Signora, un uomo le ha messo una mano dentro il cappotto e le ha preso dei soldi! Non se ne accorta?", abbozza un mezzo sorriso come liberatasi da un brutto peso, controlla se effettivamente le mancano i soldi che aveva messo in tasca, effettivamente sente la tasca vuota, non risponde, guarda negli occhi il giovanotto che dice "Signora, io l'ho visto, possiamo fare la denuncia alla polizia, l'ho visto!", non dice niente, abbassa la sguardo, con voce mezza spezzata dice "Era un giovane con la barba lunga e il cappellino di lana verde e giallo...", vede il giovanotto annuire, continua "...Quello è mio figlio. E' un tossicodipendente. Da quando la buon anima di mio marito lo cacciò di casa vive per strada e non è mai più voluto tornare...", piange una lacrima soltanto, guarda il giovanotto dritto negli occhi, dice "...questo è l'unico modo che ho per comunicare con lui, per favore, non faccia niente."
Lei è una signora stanca. E come tutti i martedì mattina si alza alle 8 precise, spegne la sveglia, si lava la faccia con del latte detergente idratante per coprire ma non troppo le rughe, sceglie tra le sottane bianche quale indossare anche se alla fine sono tutte uguali, accende la televisione in cerca del telegiornale che a rotazioni di 15 minuti scandisce in una frase l'oroscopo del suo segno zodiacale, si veste controvoglia di nero, fa colazione con dello yogurt alla fragola che compra regolarmente ogni 2 giorni, dice due padrinostro e tre avemmarie, qualche meaculpa sotto voce, controlla se ha il biglietto per la metropolitana, prende il cappotto nero lungo imbottito, controlla se nelle tasche ci sono bigliettini di carta, scontrini o santini e in caso le svuota, prende dal suo borsellino nella borsa nera una banconota sufficiente per coprire le sue spese di due settimane, la mette in tasca piegata perfettamente in due, si guarda allo speccio per vedere se è tutto a posto e mentre si guarda allo specchio cerca di non fare quella faccia avvilita che dentro sente di avere, apre la porta girando la chiave nella toppa ed esce di casa.
Percorre 5 minuti a piedi per arrivare alla fermata della metropolitana più vicina, la fermata di "Re di roma", scende i gradini, sale sulle scale mobili per scendere ancora più sotto, si regge agli scorrimano per non aver paura di cadere di sotto, stringe tra le braccia la borsetta, dice "buongiorno" agli addetti alla sicurezza ai lati della banchina, si infiltra un po' in mezzo ai lavoratori che vanno in ufficio senza essere troppo strattonata, guarda il cartello elettronico che indica quanto manca all'arrivo del treno in direzione "Battistini", attende senza fiatare, spera di non essere troppo strattonata.
Percepisce con un sussulto al cuore l'arrivo della metropolitana mentre lo spostamento d'aria avvolge i bianchi capelli, attente che la gente scenda, attende che la facciano salire, dentro la carrozza cerca di reggersi a qualche maniglia più o meno alla portata della sua statura, e con occhi vuoti sente la chiusura delle porte, spera che il supplizio duri poco, rifiuta gentilmente l'invito di un giovanotto che vuole cederle il suo posto, sorride ma solo per educazione.
Avverte l'arrivo della stazione "Termini" ancor prima dell'arrivo, si stringe un po' per fare in modo di scendere, vede che il giovane che sta seduto sta dicendo qualcosa verso di lei, riesce a scendere, si sente toccare dal giovanotto, sente che dice "Signora, un uomo le ha messo una mano dentro il cappotto e le ha preso dei soldi! Non se ne accorta?", abbozza un mezzo sorriso come liberatasi da un brutto peso, controlla se effettivamente le mancano i soldi che aveva messo in tasca, effettivamente sente la tasca vuota, non risponde, guarda negli occhi il giovanotto che dice "Signora, io l'ho visto, possiamo fare la denuncia alla polizia, l'ho visto!", non dice niente, abbassa la sguardo, con voce mezza spezzata dice "Era un giovane con la barba lunga e il cappellino di lana verde e giallo...", vede il giovanotto annuire, continua "...Quello è mio figlio. E' un tossicodipendente. Da quando la buon anima di mio marito lo cacciò di casa vive per strada e non è mai più voluto tornare...", piange una lacrima soltanto, guarda il giovanotto dritto negli occhi, dice "...questo è l'unico modo che ho per comunicare con lui, per favore, non faccia niente."




