sabato, febbraio 05, 2005
Come tutti i martedì mattina

Lei è una signora stanca. E come tutti i martedì mattina si alza alle 8  precise, spegne la sveglia, si lava la faccia con del latte detergente  idratante per coprire ma non troppo le rughe, sceglie tra le sottane bianche quale indossare anche se alla fine sono tutte uguali, accende la televisione  in cerca del telegiornale che a rotazioni di 15 minuti scandisce in una frase l'oroscopo del suo segno zodiacale, si veste controvoglia di nero, fa colazione con dello yogurt alla fragola che compra regolarmente ogni 2 giorni, dice due padrinostro e tre avemmarie, qualche meaculpa sotto voce, controlla se ha il biglietto per la metropolitana, prende il cappotto nero lungo imbottito, controlla se nelle tasche ci sono bigliettini di carta, scontrini o santini e in caso le svuota, prende dal suo borsellino nella borsa nera una banconota sufficiente per coprire le sue spese di due settimane, la mette in tasca piegata perfettamente in due, si guarda allo speccio per vedere se è tutto a posto e mentre si guarda allo specchio cerca di non fare quella faccia avvilita che dentro sente di avere, apre la porta girando la chiave nella toppa ed esce di casa.

Percorre 5 minuti a piedi per arrivare alla fermata della metropolitana più vicina, la fermata di "Re di roma", scende i gradini, sale sulle scale mobili per scendere ancora più sotto, si regge agli scorrimano per non aver paura di cadere di sotto, stringe tra le braccia la borsetta, dice "buongiorno" agli addetti alla sicurezza ai lati della banchina, si infiltra un po' in mezzo ai lavoratori che vanno in ufficio senza essere troppo strattonata, guarda il cartello elettronico che indica quanto manca all'arrivo del treno in direzione "Battistini", attende senza fiatare, spera di non essere troppo strattonata.

Percepisce con un sussulto al cuore l'arrivo della metropolitana mentre lo spostamento d'aria avvolge i bianchi capelli, attente che la gente scenda, attende che la facciano salire, dentro la carrozza cerca di reggersi a qualche maniglia più o meno alla portata della sua statura, e con occhi vuoti sente la chiusura delle porte, spera che il supplizio duri poco, rifiuta gentilmente l'invito di un giovanotto che vuole cederle il suo posto, sorride ma solo per educazione.

Avverte l'arrivo della stazione "Termini" ancor prima dell'arrivo, si stringe un po' per fare in modo di scendere, vede che il giovane che sta seduto sta dicendo qualcosa verso di lei, riesce a scendere, si sente toccare dal giovanotto, sente che dice "Signora, un uomo le ha messo una mano dentro il cappotto e le ha preso dei soldi! Non se ne accorta?", abbozza un mezzo sorriso come liberatasi da un brutto peso, controlla se effettivamente le mancano i soldi che aveva messo in tasca, effettivamente sente la tasca vuota, non risponde, guarda negli occhi il giovanotto che dice "Signora, io l'ho visto, possiamo fare la denuncia alla polizia, l'ho visto!", non dice niente, abbassa la sguardo, con voce mezza spezzata dice "Era un giovane con la barba lunga e il cappellino di lana verde e giallo...", vede il giovanotto annuire, continua "...Quello è mio figlio. E' un tossicodipendente. Da quando la buon anima di mio marito lo cacciò di casa vive per strada e non è mai più voluto tornare...", piange una lacrima soltanto, guarda il giovanotto dritto negli occhi, dice "...questo è l'unico modo che ho per comunicare con lui, per favore, non faccia niente."
Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 14:44 - commenti (12)
martedì, febbraio 01, 2005
Il mercatino di bolle di sapone

Simone stava già pensando a quello che avrebbe dovuto studiare per il prossimo esame universitario quando uscendo
di casa, sulla sua via vide una bimbina dai capelli biondicci che aveva messo su un banchetto per fare il mercatino, quei mercatini che tutti i bimbi fanno per vendere (o per lo meno, provarci) qualcosa, dei vecchi fumetti stra-letti, le matite colorate, pupazzetti che escono dagli ovetti alla cioccolata.
Simone tira dritto, sta andando verso la fermata dell'autobus e ha in mente scienze della tecnologia applicata ai satelliti neurali e vede il lunedì che deve venire troppo vicino per studiare tutte le dispense che il suo  professore gli ha assegnato.
Questo è il brutto di chi si riduce a studiare alla fine, e sentendo la paura dell'esame forte ed intrinseco nell'aria fresca della mattina, il giovinotto si accinge ad andare, chiuso nel cappotto e con una mano stretta  nella bretella dello zaino, in biblioteca per cercare un po' di quella pace che in casa (tra distrazioni, stereo, tele, pc e frigorifero) inevitabilmente non c'è!
Passa davanti al mercatino senza neanche badarci, quando una bimbina gli fa.
- Signore? La vuole una bolla di sapone? Una bolla di sapone per soli 5 centesimi.

"Bolle di sapone". Simone è rimasto stupito per un attimo a pensare... Cosa c'è di più effimero di una bolla di sapone? e soprattutto... perché pagarle?
La bimbina prese il flaconcino rosso e intingendoci l'occhiello ben bene dentro, cominciò a soffiare e tirò fuori una bella bolla di sapone, del tutto eterea che per un attimo oscillò nell'aria, volteggiando come un uccellino  sereno. La bimbina dai capelli biondicci posò il flacone e con le mani a coppa prese la bolla di sapone che stava pian piano salendo nell'aria, bloccandola tra le proprie mani, e cominciò ad accarezzarla.

Simone, fissò la scena. La bolla non scoppiò, ma rimase fluttuante tra le mani della bimba che chiedeva ancora se volesse una bolla di sapone per soli 5 centesimi.

- Bambina... come ti chiami?
- Mi chiamo Vania.
- Cinque centesimi non ce li ho, ma se me ne fai una grandissima te ne do 20!

La bimbina sorrise e contenta intinse con foga l'occhiello nel flacone e gonfiandosi i polmoni vi soffiò dentro e fece una bolla di sapone grandissima e coloratissima. Staccò l'occhiello e la bella bolla volteggiò nell'aria  come fanno i bambini appena nati emettendo i primi vagiti. Un po' di scosse percorsero la superficie della bolla di sapone fluttuante che prese la dimensione sferica in pochissimi attimi.
Simone allungò le mani con calma, concentrato come per toccare il fuoco, messe a coppa e notò che la bolla aderiva perfettamente con i palmi e che dava anche un grazioso solletico grazie alle oscillazioni.
Gli fece fare un salto, poi un altro ma sempre nelle mani, e vedendola bellissima fece una gara di equilibrio:
con una mano reggeva la bolla, con l'altra scavava nella tasca dei jeans per prendere la moneta promessa e con la spalla cercava di non far cadere lo zaino con i libri.
Diede i soldi alla bimbina biondiccia sorridendo, e la piccola contraccambiò il sorriso e ringraziò intanscando il piccolo tesoro. Poi si guardò intorno e vide che anche se faceva freddo era una bella mattinata di sole. Quel sole che ti scalda. Quel sole che ti fa compagnia.
E con la sua bolla di sapone tra le mani, si incamminò verso la biblioteca dicendosi tra sè e sè: "massì... è una bella giornata di sole, due passi a piedi mi faranno bene".
Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 16:20 - commenti (6)