martedì, maggio 25, 2004

Uscita in grande stile
(ovvero: la brutta fine di un suicida)

Basta. ho deciso di farla finita. Sono un depresso cronico. Nessuno mi ama. Nessuno mi stima al lavoro, nessuno mi conisglia mai di fare le cose dolcemente, la mia vita è un inferno, la mia vita professionale è insoddisfacente, la mia casa è in affitto, la mia ragazza è una trovata pubblicitaria, la mia capigliatura è piena di forfora.
Per tutti questi motivi. ho deciso di farla finita.
Ma almeno nella morte non voglio rimanere anonimo... Non vorrei che poi nessuno si accorga della mia dipartita, o per lo meno del mio gesto dsperato.Ho deciso. Mi impicco. Mi chiudo dentro casa e mi impicco per le scale usando la corda del vestito della prima comunione. Sembra ancora abbastanza resistente. Anzi, no. Non chiudo la porta, voglio che la porta sia aperta così il primo che entra rimane traumatizzato a vita vedendo le mie ciabatte penzolanti e i miei occhi fuori dalle orbite.
Giusto per non dire che poi io provoco ribrezzo solo da vivo. O forse...
Forse è meglio se facessi qualcosa di più plateale. Una bella morte in diretta, davanti a mille persone. A mille turisti che con le loro macchinette digitali potrebbero filmare l'evento e poi mandarlo in diretta nazionale sulle tv e su tutti i telegiornali... e si parlerebbe di me molto di più piuttosto che parlare sempre delle solite 4 persone. E poi alla fine si accorgono che è giusto, che si dovrebbe parlare di più delle persone normali ed anonime. E alla fine la televisione cambia, si comverte e diventa migliore. E io verrò ricordato in eterno per aver dato il via a questa trasformazione. Sì... sembra proprio interssante. Mi butto al fiume. Devo solo pensare a qualcosa da dire prima di buttarmi.
Che ne so?... Addio mondo crudele. Potrebbe essere un idea.
E invece è un idea pessima. MI taglio le vene piuttosto. E poi mi getto nella vasca piena d'acqua e con gli occhi serrati e la bocca spalancata rimango sotto l'acqua rossa e lascio pure il rubinetto aperto, così il vicino di sotto si lamenterà per la prima dell'umidità e non solo si accorgerà di me... ma mi verrà anche a trovare.
E alla fine rimarrà traumatizzato pure lui... lui e quel suo cane di merda!
Lascerò due righe scritte a mano sul comodino e come mittente scriverò "il mondo", in modo tale che il primo che lo legge, scoprirà il mio segreto. Ovvero... il mio pressante segreto. Il segreto che quotidianamente mi opprime... ovvero. Nulla.
Nulla. Nulla. Nulla...
...e per questo decido di farla finita... ma mi manca l'idea giusta per farlo. sono uno schifoso egocentrico. Certo però che si muore una volta sola... e almeno questa volta voglio fare le cose in grande stile. Morire di fantasia. E' già qualcosa.












Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 09:32 - commenti (2)
lunedì, maggio 24, 2004

IL GIULLARE (9/12/95)

Mi sento come un giullare!
O per lo meno credo!
Posso soltanto parlare e cantare
Tra le mura di questo feudo!
Si! Mi piace molto quello che faccio
E mi impegno volentieri
Se si tratta di avere un abbraccio
O di fare molti piaceri!
Però a volte sono molto triste
E devo molto spesso fingere
Di essere felice e altre cose miste
Quando vorrei soltanto piangere.

R. Questa è la mia tortura
Questa è il mio destino
Ma va bene finché dura
Continuerò questo cammino.

Signor Re, cosa volete?
Sono qui pronto a servirvi!
Questo e quello che voi vedete
Servono solo per divertirvi!
Sentite questa com’è buona:
Un uomo suona alla vostra corte
Son tre anni che per voi suona
Ma da sempre ha chiuse le porte!
Ridi, ridi o mio padrone,
Che più di tutti sei ignaro
Che le tue ricchezze non son buone
A render dolce ciò che è amaro!

R. Questa è la mia tortura
Questa è la mia missione
Forse in una vita futura
Sarò anch’io padrone!

Dove si può rifugiare
lontano da tutti quanti
Questo infelicissimo giullare?
In quale grotte, mari o monti?
Sarà certo l’amore
A rifarmi sorridere
A farmi riprendere calore
A non farmi smettere di vivere.
Ma non dimenticherò mai
Quel che ho fatto di bello
Anche se erano soprattutto guai!
Ogni mio ricordo sarà un uccello!

R. Questa è la mia tortura
Questa è la mia storia
Anche se ho la faccia scura
Devo tornare a far baldoria!

Giullare, giullare, giullare
Ma che campi a fare?
Giullare, giullare, giullare
Mi dispiace ma devo cantare!


























































Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 20:28 - commenti (5)
lunedì, maggio 17, 2004

Il mostro che covava dentro.

Lei era un personaggio strano. Aveva le sue fisse e le sue manie. Quel tipo di manie che spesso e volentieri la portavano ad avere una visione della collettività non molto vicina al suo modo di essere. Il classico pesce fuor d'acqua, la persona anonima di un gruppo di persone che nemmeno frequenta.
Con la sua vita. I suoi studi, i suoi dischi, la sua pelle liscia, le sue scarpe da accarezzare e le sue bambole da baciare tutte le sere. Le sue icone in bella mostra da portare sempre con sé. Salutava sempre le pecore dal finestrino del treno quando andava all'università, ascoltando la sua musica con il walkman che spesso e volentieri non infastidiva chi le stava anonimamente accanto. Leggeva le sue riviste specializzate di settore.
Poi ha cominiciato a comportarsi in maniera ancora più strano rispetto a come aveva abituato il mondo. Non sorrideva più alle persone, si sentiva stanca e malaticcia. Il cuore spesso le batteva all'impazzata e le sue guancie si avvampavano quando meno se l'aspettava. Sul treno sentiva il vuoto delle persone silenziose e dentro di lei si amplificava in suoni orrendi ed innaturali, asimmetrici e incoerenti. E il dolore cresceva. L'affanno si faceva sentire, il walkman non meritava più interesse, e tutto le faceva venire noia e tristezza. I pensieri non riuscivano più a penetrare la sua attenzione per più di una manciata di secondi, e nemmeno le sue bambole sembravano avere lo stesso sorriso di un tempo. Un male fisico l'avvolgeva tutte le sere verso il tramonto. E le pecore non destavano più interesse in lei. E le scarpe erano diventate delle semplici calzature. Ogni giorno il suo stato d'animo peggiorava. Nel suo cervello si posizionavano suoni ed immagini che non aveva mai visto, sentito, immaginato e sperato di vedere. Suoni strani, nuovi, dolorosi ma sempre presenti. A volte aveva voglia di strapparsi gli occhi e tapparsi le orecchie per non vedere più e non sentire più. E lasciarsi vivere senza quello strazio che dentro la stava mangiando. Che dentro la stava cambiando.
Non sapeva bene da cosa dipendeva questo malessere, non lo sapeva e non credeva di meritarselo, lei che era sempre stata liggia alle leggi della natura, lei, che aveva sempre avuto un rispetto per sé stessa indecoroso e appassionato per gli altri.
Fino al giorno che quello strazio che dentro sentiva e covava prese il sopravvento. E ha cominicato a domincarla, a farle fare cose che mai pensava di fare, a painagere senza motivo e a pensare ad alta voce. Lei non sapeva il mostro che ci covava dentro, la il mostro era lì, evidente ed in pieno possesso del suo corpo.
E fremeva e cresceva dal momento che aveva trovato nella sua nuova padrona un terreno fertile per fiorire e riprodursi. Per succhiare energie e lacrime. Per far battere il cuore e pulasare il sangue in maniera del tutto imprevedibile. Ma lei non sapeva di cosa era affetta, e aveva paura a saperlo. Fino al giorno che il mostro che covava dentro si manifestò in tutta la sua evidenza, trasformandole il corpo in qualcosa di nuovo. E lei non se l'aspettava, e non lo immaginava, e spesso e volentieri si chiedeva: "perchè io... perché io???".
Per la prima volta si era innamorata, e non credeva di esserne capace.







Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 20:04 - commenti (8)