sabato, gennaio 31, 2004

Il divo

Era un freddoloso pomeriggio di febbraio, e il panorama intorno a Michele era stato bloccato in un istantanea di ghiaccio. Faceva freddo, molto freddo... e per ovviare a questo dannoso problema, Michele era solito coprirsi con una grossa sciarpa nera la quale a volte nascondeva pure metà volto, mentre invece, se si voleva fumare una sigaretta, l'abbassava il più possibile per non impregnare la stoffa di nicotina.
Il lungo cappotto marrone si addiceva in maniera perfetta al suo fisico da 35enne, frutto di anni ed anni di perfezionamente del look. quanti anni? 35! Per l'appunto.
In città, nonostante il freddo, molte persone andavano in giro, in coppia, da soli o in gruppo, e le vie del centro erano sempre piene di stelline appese ai muri che riflettevano un po' di vaga disattenzione.
Sembrava di stare sotto le feste di Natale... in uno di quei film, di cui solo un paio di volte abbiamo visto scene memorabili.
Mentre camminava, Michele pensava alle sue cose, e andava così spedito che non dava nemmeno l'impressione di pensare... visto da fuori, sembrava che pensava solo a camminare.
Almeno così Via del Corso passa subito, da Piazza Venezia a Piazza del Popolo la strada è tanta...
...Ma attenzione: a camminare di fretta spesso, succedono cose strane.
Michele viene urtato da un ragazzetto, e lui, con molta vaghezza e in pieno sovrappensiero, si gira e dice: "Mi scusi, non l'avevo vista..." ma quando poi vide che era un ragazzetto di circa 20 anni, cambiò tono: "a regazzì... e vedi ndò metti i piedi!"
Ma mentre faceva per rigirarsi e riprendere la sua via, quel regazzì disse "Ma io ti conosco! Tu sei quell'attore... cavoli... come si chiama quell'attore, quello che fa pure il presentatore... Tu sei P*!!!".
Michele Sbalordito non capì più nulla... e si stava alquanto innervosendo, mentre la gente intorno si materializzava in un istante a sentire quello che succedeva.
"Sì sì... tu sei P*! Gentilmente, mi fa un autografo?"
"Ci dovrebbe essere un errore, io non sono P*"
"Ma dai... non faccia il modesto!!! Complimenti sa... io vedo tutti i suoi film, mia madre l'adora... e anche la settimana scorsa dalla Deffillippi...è stato geniale, col suo charme... la mia ragazza pure vorrebbe un autografo."
"NO, non sono P*! E poi io la Deffillippi la odio! mi sta pure sul cazzo"...
Intanto, la gente, al suono della parola P* si avvicina tutta intorno a Michele e cominciano all'unisono a dire "Signor P*, un autografo per piacere, posso farmi una foto con lei? sa che dal vivo è molto più bello che in tv? quando la rivedremo in tv? signor P* lei è proprio elegante!".
Michele per un attimo credette di morire... lui cosa? lui signor P*? e chi è questo P*? Mai visto e sentito!!! E basta autografi... non sono P*, sono MICHELE!"
Sono MICHELE!!!
Ma niente... la folla intanto divenne numerosa... e alla fine solo dopo duecento fotografie, una 20ina di bimbi tenuti in braccio, e circa 500 autografi, finalmente Via Del Corso potè riessere trafficabile visto che la folla si era smaltita ai lati della strada.
Michele era stordito, strano e scocciato da tutta questa situazione. Ma non per questo non smise di camminare riprendendo i suoi pensieri, dove li aveva lasciati prima di dare una spallata ad un regazzì, pensando che in effetti, anche se sto P* lui non l'ha mai sentito nominare... per un attimo aveva creduto di essere davvero uno di quelli che fermano via del corso, con i fan, le signore che fanno gli occhi dolci... e i bambini col mito della televisione che ti guardano come un divo.



















Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 18:50 - commenti (2)
martedì, gennaio 27, 2004

Tutto normale

Il signor Nino, si svegliò come sempre alle 6:00 per andare al lavoro, come al solito ingurgitò il suo bibitone proteico colazionale a base di caffeina e lattosio, liofilizzato e scaldato al microonde, giusto per essere un po' radiattivi a prima mattina.
E ovviamente come tutte le mattine si apprestò per andare alla fermata dell'autobus per andare in ufficio: un impiego modesto che ricopriva da più di trent'anni. Impiegato modello, si potrebbe dire, alla fantozziana memoria di tutti gli schiavi modello del mese.
Il suo ruolo, di grande responsabilità, ormai era assodato. All'interno del suo ufficio, il signor Nino era ascoltato, conosciuto, e meritavano tantissimo i suoi discorsi sulla pensione e sul suo essere all'avanguardia nonostante l'età.
Prese l'autobus, litigò con un paio di liceali al suon di "avanti! c'è posto al centro!!!" e dopo 40 minuti era alla banchina del treno, dove tanti univeristari col walkman camminavano omologati nei jeans e nelle code di cavallo.
La barba, pensò Nino, oggi non è più un lusso.
Preso il treno, prese il solito posto vicino al finestrino, dove la natura si mostrava per quello che era: umida e in procinto di addormentarsi verso sera.
Una fermata, due fermate, quattro fermate, ed ecco che il nostro eroe scende per andare a prendere la metropolitana... tutto in silenzio.
Qui accadde un fatto insolito: Nino per la prima volta si accorse di essere circondato da persone come lui (apparentemente): c'era un musico ambulante, uno di quelli che passa la giornata a respirare i freni delle carrozze e a cantare. "buon giorno, buona giornata... un po' de musica!" disse l'ambulante, e con la chitarrà partì la melodia di una canzone cubana inneggiante a Che Guevara, e tutti gli spettatori, appesi allo scorrimano con avvolti da pesanti sciarpe, cominciarono a canticchiare... de tu querida presenzia comandante che guevaa-a-ra-aaa.
uscì dalla metro e imboccò la solita via per l'ufficio. Superò il primo incrocio, girò a sinistra. Superò il secondo incrocio: questi semafori diventano subito gialli! (il solito pensiero da 30 anni)
Si in camminò nella via quando notò qualcosa di diverso: quella strada, che percorreva da 30 anni circa... non era più la sua strada, non era più il suo ufficio quello, non c'era più niente di uguale a quello che aveva lasciato il giorno prima...
Cadde a terra e diventò scemo.

Motivazione Scientifica:
Nella notte un violento terremoto spostò di una via l'ufficio del signor Nino. Egli, non sapendolo, non si accorse dell'evento, e credette che la lavanderia, davanti alla quale impazzì, fosse il suo ufficio.
Per la cronaca: non fu l'unico ad impazzire: anche un barista che da 10 anni portava il caffè all'ufficio del palazzo di fronte si ritrovò a dare la bevanda ad un concessionario di auto, senza che questi l'ebbero chiesto.















Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 09:52 - commenti (12)
lunedì, gennaio 26, 2004

La gallina mafiosa

[la seguente storia, tengo a precisarlo, non è mia! la lessi molti anni fa su un Linus, e stasera me la sono ricordata... e mi andava di riscriverla a modo mio, anche se poi non differisce di gran lunga da quella orginale.]
C'era una volta una gallina che voleva sapere come si fa a diventare mafiosi, allora andò da un sindaco che tutti dicevano essere uno della mafia e gli chiese: "Come si diventa mafiosi?" ed il primo cittadino rispose sorridendo "La mafia non esiste".
Allora la gallina andò da un barbiere che tutti dicevano essere immischiato con cosa nostra e gli disse: "scusi lei, sa per caso come si diventa mafiosi?", e il barbiere disse affilando il rasoio "Figliolo, la mafia non esiste".
Allora la gallina andò dal prete del paese, famoso per i suoi omicidi d'onore e in confessione gli disse: "Padre, io voglio diventare mafioso", e il curato disse "Caro mio, la mafia non esiste" e gli diede la benedizione.
E allora la gallina andò da un politico della ex democrazia cristiana e gli chiese una raccomandazione per diventare mafioso, e quest'ultimo disse: "La mafia non esiste".
a quel punto la gallina tornò a casa a mani vuote e quando tutti gli chiesere se era diventata mafiosa, questa disse con estremo rammarico: "La mafia non esiste"; e da quel momento tutti pensarono che la gallina era diventata mafiosa.






Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 23:15 - commenti (2)
domenica, gennaio 18, 2004

Porci dei limiti

- Dai, spegni la luce che ne ho voglia...
- Al massimo la tengo accesa, così ti vedo e mi arrapo.
- Guarda tocca, fa quello che credi, basta che lo fai...
- Anche con le manette?
- Le manette? ma come sei banale...
- Le fruste?
- scontato come un film di John Wayne.
- Jhon Wayne era frocio
- E tu lo sei?
- Certo che no, sono frocio io?
- "Sono frocio io?"!?!... se aspetti altri cinque minuti arriva pure john wayne ad incularti.
- Adesso ti faccio vedere io se sono frocio...
- Dai, su... sì. eh... senti, facciamo un po' di fantasie, dai... che ne so... io sono una principessa persa nel bosco e...
- E io sono shirley temple.. ma va a cagare...
- Ma dai... facciamo che tu sei un... che ne so... uno che si è perso nel bosco... e io vivo dentro una bella casetta dentro sto bosco col camino col fumo che esce, e tu sei tutto sporco, e io sto cucinando le cose buone, tutta pulita, tutta profumata, e tu arrivi e bussi alla porta e puzzi...
- Ecco fatto, lo sapevo che c'era la fregatura...
- Ma no, che hai capito... io ti prendo dentro e subito tu cadi per terra stramazzando...
- Evvai... come mi sto arrapando...
- ...solo che sei tutto sporco e ti devi fare una doccia...
- E a sto punto ritornano dalla miniera i sette nani.
- Uffa, sei il solito rompiuova, noi donne abbiamo bisongo di stimolare la fantasia...
- Per voi donne l'eccitarsi è un fatto meccanico, per noi maschietti la fantasia è fondamentale...
- Per te la fantasia è fondamentale? e che ci devi fare con questo?
- AHI! fai più piano che mi fai male...
- Ah sì? ti faccio male? ti faccio male? ti faccio male?...
- ...sì...
- Sul serio ti faccio male?
- Continua...
- Facciamo che ci siamo conosciuti stamattina e passiamo la prima serata insieme dentro sto letto a fare le cose belle...
- ...sì...
- E facciamo le cose con fantasia... come ti sarebbe piaciuto avermi conosciuto?
- All'università, in mensa universitaria... uno dei miei sogni di quando stavo all'università era conquistare una ragazza in mensa e poi magari scambiarci un bacio in un posto assurdo... tipo la metro...
- La metro? ommioddio... ma lo vedi che ti piacciono i posti sporchi...
- Sporchi...
- Neri...
- Neri...
- BiaAAAHHHnchi...
- Ti faccio male?
- Mi fai anche male...
- Oh sì...
- Continua continua...
- Facciamo che siamo in metro...
- No, non mi piace la metro... facciamo qualcosa di più semplice...
- Il treno?
- NoooHH...
- L'autobus?
- Sì...
- Quale corsa?
- Il notturno...
- Cazz... quello si che puzza...
- E allora ritorniamo in mensa...
- Sui tavolini...
- Ma quale mensa? quella di ingegneria o quella di lettere?
- OHHH...
- Ho capito: lettere...
- Sì... ancora...
- E cosa fai tu all'università?
- Faccio cappuccetto rosso!
- E io Roger Rabbit
- E allora dimmi che sono come Jessica Rabbit....
- Sei come Jessica Rabbit, con le tette ancora più grandi...
- Ohw...
- Morbide...
- Ahh...
- Siliconate...
- Fanculo, mi hai fatto deconcentrare... io non sono siliconata...
- ...è che ti disegnano così.
- Giochiamo agli animali... tu sei un toro...
- No, sono un coniglio.
- Un coniglio con le mani d'oro, e io sono una paperella...
- Una paperella?
- Sì... quelle che fanno quack quack...
- Un coniglio e una papera che trombano... molto improbabile... ma si può provare...
- Io ho pure un paio di ciabatte con la faccia di un coniglio...
- La prossima volta me le metto...
- E io che mi metto?
- Basta che metti in pizzo il culo... poi al resto penso io...
- Davvero? e a che pensi tu?
- A che penso io? prova ad indovinare...
- Oh...
- Su forza... dimmi quack quack...
- Quack quack...
- Ancora!
- QuaHHaaHHHaack quack...ahhh
- E io come faccio?
- Fai bene... bravo...
- No, intendo... che verso fa il coniglio...
- Fa un po' come cazzo ti pare...
- Ciao papera...
- Ciao coniglio...
- Uhm... coniglio...
- Senti coniglione mio... eccomi lo senti?
- Si lo sento...
- E dimmi che sono una papera...
- Sei una papera!
- E come fanno le papere?
- Fanno quack quack...
- Ancora...
- Quack quack
- Si... più veloce...
- Quack quack quack...
- Sì sì eccomi...
- Eccoci...
- Non fermarti...
- Quack quack..
- Ancora non fermarti
- Quack quack... ti ho detto di non fermarti...
- Eccazzo... quack quack quack quack quack...
- Sììì eccoci...
- Eccomi...
- Ohw...

[Silenzio]

- Non credi che dovremmo porci dei limiti?



















































































































Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 17:55 - commenti (7)
domenica, gennaio 11, 2004

Lei al posto mio cosa avrebbe fatto?

[la seguente lettera è una confessione a cuore aperto vera, reale e soprattutto sincera]
Salve signor giudice, le scrivo questa lettera non presentandomi in aula per il giudizio finale perché sono morto. Almeno emotivamente.
Lei, mi ha detto il mio avvocato, che vuole accogliere la richiesta dell'accusa dandomi il massimo della pena: la pena capitale. Ma io non capisco: lei cosa avrebbe fatto al posto mio?
di cosa sono colpevole?
io non ho ucciso nessuno, al massimo ho liberato dal mondo qualcuno che era di troppo, ovvero me stesso.
Le racconto come sono andate veramente le cose:
Come al solito quella mattina mi sono svegliato per andare a lavorare, ho lasciato per 10 ore circa casa mia per andare a produrre, per fare in modo che la mia signora potesse sempre guardarmi con stima e amore, visto che lei ha molta stima in me... direi pure troppo, da come sono andate le cose.
Lei, signor giudice, si è mai guardato allo specchio? e cosa vede? vede se stesso o qualcun altro? e se, una volta specchiandosi, l'immagine riflessa non fosse quella che lei è abituato a vedere, ma un'altra?
ecco: a me è successo esattamente questo: solo al contrario.
insomma, dicevo, andavo al lavoro tutti i giorni, e quando tornavo a casa la sera avevo sempre un sacco di cose da raccontare a mia moglie, ai miei figli e a quei pochi amici che il tempo libero rimasto mi permetteva di frequentare. Sono sempre stato una persona di compagnia, felice e allegro, mai un momento di depressione o cedimenti alla pazzia.
Un giorno, quel fatidico e maledetto giorno, mentre ritorno a casa, incontro per strada mia moglie... in compagnia di un'altra persona. Ma che dire... non era esattamente un'altra persona: ero io!!! "Ma com'è possibile?" dico io... io sono qui, eppure sono anche lì, accanto a mia moglie! accanto alla mia vita!
La prima reazione che ho avuto è stata quella di nascondermi, per scrutare meglio la scena... e questo Me, parlava esattamente come me, si muoveva come me, rideva delle cose di cui io rido, e soprattutto abbracciava mia moglie nello stesso modo in cui l'abbraccio io, portava per mano i miei figli, e soprattutto era vestito esattamente come me...
Se permette, signor giudice, non è bello vedere te stesso e sapere che non sei tu.
Mi avvicino sempre senza farmi vedere, solo per sentire... niente, mi sono reso conto che quello ero io... un io di troppo, dal momento che solo io, posso essere io, unico io del mondo e non ammetto duplicati, sosia, cloni e somiglianze varie. Solo io posso essere io, e nessun altro può arrogarsi il diritto di essere me. E questo, come può aver capito, non può succedere nemmeno a me stesso.
Signor giudice, con questi pensieri, ho deciso quello che avrei dovuto fare, e che qualsiasi persona nella mia situazione avrebbe fatto: ho preso una spranga, dietro un cassonetto della spazzatura, una spranga affilata ed arrugginita, e come un ninja mi son fatto largo tra la folla urlando, correndo e brandendo con i muscoli contratti tutte le mie forze, all'attacco di me stesso... Un urlo, un po' di panico generale... e poi tante mazzate! Mi conosco, e so che la schiena è il mio punto debole... e lì ho puntato e lì ho menato, sprangato. Fino alla morte.
Nel panico generale ho visto la gente intorno spaventarsi, urlare, e tutto aveva un color rosso sangue che schizzava, e pezzi di cervello e occhi di urla e sirene della polizia. Ho controllato i suoi documenti, scavato tra i suoi abiti che sono come i miei, e il suo documento era il mio, lo stesso identico che la difesa le ha mostrato come prova schiacciante di verità ed innocenza, ma lei non ne vuole sapere. I capelli che aveva questo me, erano come questi, lunghi uguale. I vestiti, la giacca, il pantalone, le scarpe, i calzini!!! TUTTO UGUALE... e ora mia moglie e i miei stessi parenti mi hanno fatto incarcerare e mi vogliono far morire qui al più presto.
Non capisce? io non ho ucciso nessuno, io sono quello morto, ma io sono pure quello vivo!!!
Capisce? come posso essere colpevole se la persona che ho ucciso è la stessa che sta scrivendo questa lettera?
IO le chiedo solo questo, signor giudice: ri-voglio solo la mia vita. La vita che appartiene a me, e non ad un altro me. Non lo voglio un altro me, non l'ho chiesto io. IO sono innocente, io sono la vittima, io devo essere libero... e non una copia. IO non ho nessuna colpa, signor giudice, e ora lei vuole condannarmi, uccidermi, e seppellirmi come senza-nome, pazzo schizofrenico. NO! Lei, cosa avrebbe fatto, se entrando in aula di tribunale trovasse se stesso sul podio senza neanche aver avuto il tempo di spalancare la porta?
Lei al posto mio cosa avrebbe fatto?




















Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 08:38 - commenti (9)
mercoledì, gennaio 07, 2004

Il fantastico gioco degli specchi

Carlo e Maria, erano molto innamorati.
Carlo e Maria, spesso amavano andare all'avventura alla ricerca dei paesini dispersi nell'entroterra del loro paese, alla ricerca di qualsiasi cosa che la metropoli, dove affogavano tutti giorni, non potesse nemmeno contemplare.
Paesini piccoli, paesini fantasma, paesini senza strade e senza confini... salivano sulla loro macchina e andavano in viaggio.
Condividevano questa grande passione per i viaggi sin dai primi momenti in cui capirono di amarsi, e fu proprio in un escursione di queste che, guardandosi negli occhi, fecero l'amore, prima con gli occhi, e poi con le mani.
Dopo 10 anni, quall'amore era del tutto intatto: tante cose erano cambiate: la barba di Carlo dava dei piccoli cedimenti di grigio, Maria finalmente aveva un lavoro; la casa in cui vivevano da 6 anni finalmente poteva accogliere un bambino; insomma, erano la classica coppia felice, senza preoccupazioni, soprattutto dal punto di vista economico.
Durante il periodo festivo, come d'abitudine, organizzarono un viaggetto all'interno del paese, alla ricerca di qualcosa di insolito, un centro storico, un piccolo museo o un santuario da visitare.
Decisero di partire alla volta della Sulmonia, luogo di cui sentirono parlare per la prima volta in uno speciale televisivo in cui venivano mostrate le immagini di un museo molto particolare: il museo degli specchi.
Incuriositi da tal evento, presero il minimo indispensabile, prenotarono un agriturismo in zona e, dopo aver fatto il pieno di benzina... via! Alla volta delle terre di Sulmonia!!!
La natura, benché fredda, accompagnava i due innamorati, liberando le strade particolarmente affollate da pietre e blocchi di neve senza bisogno di macchine spargi-sale in azione (da cui la distanza minima da tenere è 20 metri), e dopo un po' di ore al volante, eccola lì! Sulmonia che sorride sopra una collina. Piccolo borgo medievale, rimasto proprio come a quei tempi li. Aria pura, colline rossastre e innevate, delle pecorelle tremanti e belanti, e nessuno per strada. Insomma, Carlo e Maria, erano in sintonia con il paesaggio.
Al museo degli specchi non c'era nessuno. Le porte erano chiuse e stranamente impolverate, ma il museo era aperto, o almeno così diceva la targhetta sbilenca sulla porta. e approfittandone, ecco che gli innamorati varcarono la soglia per dirigersi verso la biglietteria, vuota, ma con un cartello in bella vista:
"Questo è il magico museo degli specchi
dove bisognano occhi e orecchi
per sorridere di cose mai viste
per rendere felice chi è triste.
In questo museo soldi non servono
qui a Sulmonia inutili divengono
Ci accontentiamo con modestia infinita
di render per sempre dannata la vostra vita"
E con queste rime del tutto singolari, Carlo guardò Maria e ride, e insieme decisero lo stesso di lasciare qualche spicciolo e di firmare il libro delle presenze.
Dal momento che la guida non c'era, decisero di farsi avanti e di esplorare un po' il museo per conto loro e si resero subito conto di essere un posto veramente fuori dal comune. Interessanti e psicedelici giochi di specchi rendevano la percezione del tutto fallace, e i due visitatori dovevano tenersi per mano per non perdersi di vista. Ogni specchio aveva la sua descrizione precisa, la sua cornice e la sua posizione di privilegio.
In una stanza, chiamata "la stanza degli specchi magici" Carlo si perse. A vederlo dall'altro sembrava un bambino felice che gioca con gli occhi, dove ovunque essi si posavano, destavano in lui ilarità e spensieratezza... c'è uno specchio che riflette il proprio ego, e Carlo si specchiò, e vide se stesso felice, appagato, ma un po' stanco, pallido e nell'aria vibrava pure una dolce melodia. C'era lo specchio dell'opposto, che riflette l'immagine di se stessi, ipotizzandone una versione al femminile, e qui Carlo si vide come una ragazza, con il seno abbondante e i capelli biondicci, con i tacchi e la borsetta, ma non si piacque, insomma, non appariva come quel tipo di ragazza che lui si girerebbe per strada a guardare.
C'è lo specchio dei pensieri, che mostra esattamente i pensieri di chi ci si specchia... e Carlo per un attimo vide sé e Maria sdraiati per terra a fare l'amore davanti allo specchio dell'opposto, e ne rise, poi per attimo vide le scene del suo matrimonio, rivivendo quell'atmosfera candida e festosa.
Andando oltre c'è lo specchio dello specchio, che riflette l'immagine della persona che si specchia, solo inquadrandola di dietro... e infatti Carlo vide la sua nuca, coperta dalla sciarpa, il bordo dei suoi pantaloni che sdruciava con le scarpe e una macchia sul cappotto che non aveva mai notato prima... ma il suo stupore raggiunse il culmine quando capitò davanti allo specchio più bello che avesse visto: lo specchio dell'anima gemella, con la capacità di "mostrare" la propria anima gemella, e Carlo quasi si commosse quando vide l'immagine di Maria!
A quel punto la cercò, e la trovò, e chiamandola fece esplorare anche a lei tutti i fantastici specchi che aveva appena visto, cercando di non ridere delle cose buffe che aveva veduto, lo specchio degli opposti, lo specchio dei pensieri, lo specchio del proprio ego... Maria era contenta e rideva delle cose che vedeva.
Sullo specchio dell'anima gemella Maria sorrise e rimase a lungo a fissare l'immagine, come se vedesse qualcosa che desiderava tanto rivedere. Carlo, curioso e contento, rimase per un attimo in silenzio... smettendo di essere contento. Nello specchio, non vedeva riflesso se stesso. Ma Nicola, il suo più grande amico.

























Scritto e non riletto da: ostelinus alle ore 21:49 - commenti (8)